Storie con le coccole

Storie con le coccole

E’ solo da pochi decenni che il libro per i più piccoli è entrato nella vita del bambino. Merito sicuramente dell’azione pioneristica di alcuni esperti  e della campagna nazionale di Nati per  Leggere e delle Biblioteche di pubblica lettura. Ci si accorge subito che siamo di fronte a un lettore particolare, a cui non è sufficiente dare un libro più piccolo o più semplice, ma ha bisogno di libri pensati per lui per esempio con pagine non necessariamente sequenziate, con immagini anche fotografiche, iconografiche prima che simboliche. Diciamo la verità il mercato editoriale a cui si rivolgono i libri per i più piccoli è piuttosto ristretto potenzialmente poco redditizio per investire con prodotti di qualità e a volte si attinge dall’estero puntando su libri sperimentati. E’ sicuramente vero poi che il libro deve soddisfare i bisogni e le esigenze di un bambino che cambia  in continuazione, e questo spiega perché gli argomenti proposti nei libri rispecchiano più i bisogni educativi dei genitori  che quelli dei bebè: la nanna, il bagnetto, le coccole, la cacca, il vasino, la pappa. Considerazioni editoriali a parte il ruolo dei genitori e di coloro che per primi avviano il bambino al libro e alla lettura non è facile, perchè creare l’imprinting cioè trovare il libro che piace e possa far venire la voglia di leggere a quel bambino in quella determinata fase della sua vita richiede competenze che anche i genitori più attenti molte volte devono crearsi da soli. Potrebbe essere d’aiuto però il breve corso, ricco di consigli pratici che si terrà in occasione della seconda edizione di STORIE BAMBINE 2018 – Storie con le coccole, la mattina di domenica 21 e 28 Ottobre. Tra i tanti suggerimenti che saranno oggetto dei due incontri uno riguarderà il come leggere un libro ai bimbi di questa fascia d’età, oltre a tutta una serie di considerazioni per imparare a scegliere il libro più adatto. Leggere ai più piccoli non è come leggere ai bambini che hanno già assimilato lo schema narrativo, che comincia a formarsi dopo i 3 -4 anni, che sanno mantenere per un certo tempo l’attenzione, che sanno collegare le vicende e cogliere il finale di una storia sulla base di quanto hanno tenuto in memoria. Leggere ai bambini più piccoli comporta sapere che per loro la successione temporale o logica che sia, è appena abbozzata che la loro attenzione e memoria permette di cogliere solo alcune vicende e alcuni particolari spesso separati dal contesto complessivo. Detto questo non sottovalutiamo la loro capacità di incanto, ci possono piacevolmente sorprendere per la loro “fame” di storie non necessariamente quelle stabilite per la loro età e soprattutto per come si lascino catturare dal fascinoso potere della voce di chi legge o racconta.
The Voice, il piffero magico che smuove i ciucci che allarga sorriso sdentati fin da subito, fin  dai primi libri di suoni come quelli di LEO TIMMERS

 

O l’intramontabile “Luccellino fa” di Soledad Bravi. Per questa  fascia d’età ci  sono dei miti  eterni, come la Pimpa, La nuvola Olga, Giulio Coniglio, l’albero Giovannni, Spotty. Libri o meglio Libricini che hanno goduto delle indimenticabili immagini di Altan o di Nicoletta Costa e che sono rimasti negli anni punti fissi  dell’editoria Italiana personalmente non ne sono mi stata una fan entusiasta perché   preferisco di gran lunga narrare una fiaba che sono sempre nuove e diverse a seconda di come una voce caratterizza  un personaggio, un accento ne sottolinea il carattere, o una pausa crea un’atmosfera. Anche i bimbi di quest’età apprezzano  un racconto ben narrato, le fiabe  “quelle di una volta  che non si dimenticano mai”, e  ci sono diversi modi per far si che mettano radici profonde nell’immaginario di ogni bambino, sarò felice di  suggerirvelo mostrarvelo, nei due incontri  di cui ho accennato durante il festival, se siete curiosi di sapere quale fiabe ho scelto, vi rimando alla sezione Narrazione del sito. La scelta del cosa narrare si basa su una serie di riflessioni che ogni “cuentadora” che si rispetti deve osservare. Una tra tutte è il “registro narrativo” che più ci rappresenta.  Nel corso degli anni dopo diverse esperienze ho concluso che  alla mi passione di narratore si confaceva uno stile leggero, un narrare con il sorriso. La risata di un bambino è difficile da suscitare eppure niente è più gratificante che sentire e vedere un bambino che ride di pancia e con gli occhi mentre racconti una storia.

Fin dai tempi antichi, ridere di gusto ha rappresentato una sorta di medicina e la sapiente alternanza tra tragedia e commedia della Grecia classica costituisce una delle caratteristiche fondanti della nostra civiltà. Leggere o raccontare storie divertenti ai bambini ha una sua valenza pedagogica visto che  una risata precede spesso una riflessione sul che cosa ha originato il riso e il divertimento e già da sé educativo. Banalmente possiamo affermare che ridere fa bene allo spirito e le storie divertenti per bambini rappresentano un valido mezzo per aiutarli ad affrontare meglio la loro crescita. Non tutti i bambini ridono delle stesse cose, o meglio un bambino di due o tre anni ride di situazioni in cui la comicità è puramente istintuale e non riesce a capire una battuta o una vicenda  che sottintenda una consequenzialità troppo marcata dato che a quest’età l’ironia è del tutto assente a livello mentale. Un bimbo di due anni e mezzo, ad esempio, ride per una faccia buffa, per uno scivolone, per una filastrocca divertente, ma non riesce ad afferrare pienamente il senso di una situazione che può risultare imbarazzante solo agli occhi di coloro che ne comprendono pienamente il senso. Il pensiero ironico si affaccia verso i quattro anni e di sicuro a quest’età non è sufficiente un immagine buffa o una illustrazione caricaturale per suscitare divertimento. L’arte di far ridere è una cosa seria, si apprende con  l ‘esperienza che costruisce competenza, ogni narratore ha i suoi “attrezzi”. Il più importante dei quali rimane sempre la voce, ma ci sono temi o argomenti che aiutano. Per esempio quello che Rodari ricordava come il periodo “escrementizio” fa sempre morire dal ridere. Se poi i cambi di voci , gli accenti, la velocità delle battute e il susseguirsi di immagini mentali esilaranti accompagnano la narrazione il risultato è irresistibile. Si ride molto durante la narrazione per esempio di un mio racconto e precisamente IL VIAGGIO DI CAMILO RAMON DE PETO CAMACHO Cammello  dello zoo di Madrid, ed è la ragione per cui l’ho scelto come una delle narrazioni , per la scuola dell’infanzia , durante il  festival di Storie Bambine. Con il sorriso si trasmettono emozioni e anche un piccolo cammello, mediatore inusuale ma efficace, prova paura , nostalgia, disorientamento quando viene allontanato dalla sua famiglia , e si recidono i legami affettivi ed amicali, ma lui fa appello a tutte le sue risorse anche quelle più   “speciali” per ritrovare la via di casa. E’ un viaggio quello di Camilo , in cui si dimostra come la diversità può essere ricchezza , un valore che   aggiunge e non sottrae. Di sicuro nulla è più ricco di emozioni come la narrazione ispirata al  Libro di Guido Sgardoli

E’ a mio parere, una delle storie più belle che mi è capitato di leggere in questi ultimi tempi. Ha tutti gli ingredienti per essere una narrazione emotivamente significativa: fa sorridere, fa riflettere è ricca di personaggi   “di passaggio” che riescono a renderla divertentissima e ha un finale spiazzante .Ragion per cui è adattissima    per i bambini dai 5  anni e per il Primo ciclo della scuola Primaria . L’ho scelta per StorieBambine anche se implica una Narrazione che mi metterà alla prova. Vi rimando alla sezione Narrazione del sito per capire il perché.

Sono certa che mi impegnerà moltissimo anche raccontare  con un adattamento in cui ho dovuto “piangere” per trovare formule e sintesi che non penalizzassero questo bel libro:

La scelta di raccontare la storia di Stella Rodriguez non è stata istintiva o casuale ma è stato un innamoramento lento e profondo man man che mi immergevo nel libro. E’ un viaggio che attraversa emozioni profonde, che parla di lutto ma non ne è una celebrazione evocativa. E’ uno di quegli esperimenti emotivi che si fanno nella biblioteca delle emozioni di cui parla Carola Barbero (La biblioteca delle emozioni; Leggere romanzi per capire la nostra vita emotiva, Ponte alle Grazie,2012), perchè Stella è una bambina buffa, spaventata e chiusa nel suo dolore, ma anche coraggiosa e decisa ad affrontarlo  con una capacità introspettiva potente e creativa che sicuramente conquisterà gli ascoltatori Le avventure di Stella, Cosmo, Larry hanno avuto la meglio su altri libri che sul tema del lutto e della perdita  sono stati pubblicati ultimamente e  di cui sicuramente preparerò la

narrazione, uno tra tutti l’ultimo  libro di  David Almond…

C’è stata incertezza fino all’ultimo perché anche il libro di David Almod è fantastico. Sarà sicuramente la mia prossima sfida narrativa. Anche qui la protagonista è una bambina Lizzie ,e la morte riguarda la mamma. Questa però è una esperienza emotiva che sfugge la razionalità, che capovolge i meccanismi elaborativi, non c’è un padre che consola , che conforta  , c’è invece un papà che vuole imparare a volare per prepararsi alla GRANDE GARE DEGLI UCCELLI UMANI. E c’è una bambina cha passa dall’accudimento dell’adulto depresso e travolto dal dolore, al coinvolgimento nella sua lucida follia del voler diventare un uccello e imparare a volare.  Le pagine in cui si sorride sono molte,  la cronaca e il finale scontato di questa folle gara assieme a personaggi di contorno come zia Doreen e i sui famosi gnocchi il signor Mentina il signor Poop danno a questa  impresa pazza una vena realistica che ci spinge a fare  il tifo per Lizzie e il su papà che esorcizzano il loro dolore con l’immaginazione più estrema e creativa.

Sono all’insegna della creatività e dello stupore  gli acquisti” libreschi “di questo  scorcio d’estate:

Nell’era del digitale, delle mail, di wathsApp, i nostri amici animali appartengono ancora a un mondo “altro” e si scrivono lettere. Missive esilaranti, ironiche , ammiccanti come quelle della volpe, o logicamente lamentose come quelle del porcellino d’India, per non parlare della polemica sindacale della formica, della “cantonata” sentimentale della chiocciola o del corvo che potrebbe essere il nostro vicino di casa quello che non si fa mai i fatti suoi e si erge a censore e giudice per non dire della sua attività di sorveglianza del vicinato da far invidia a una guardia notturna. Le immagini di Delphine Perret sono giustamente tratteggiate e fanno da corollario alle vicende che si rincorrono nelle varie lettere, a volte sono l’esemplificazione dell’intento mentale di chi le scrive , per esempio  nel caso della volpe, oppure la cartolina finale della nuova vita del mittente , è il caso della formica. C’è un’ironia graffiante e divertente, sarà spassosissimo leggerle ad alta voce. E’ all’insegna  della sorpresa il simpatico libro di Rob Hodgson Il Lupo e la caverna

Un Picture book  accattivante con sorpresa finale.Il protagonista è sempre il lupo che fa la “posta” al misterioso animale nella caverna

Giorno e notte

E cerca di convincelo in tutti i modi  a uscire dalla  caverna, da cui da bravo predatore non si allontana mai. Poi finalmente… grazie a una dolcissima e invitante ciambella la piccola creatura esce dalla caverna e beh! Sembra che non sia propria piccola , difficile che un lupo se pur affamato la possa mangiare. Non vi svelo la sopresa ma vi invito a leggere  questo simpaticissimo albo.

Edito da UovoNero un albo che mi ha fatto andare indietro nel tempo , e mi ha ricordato le novelle e i racconti del grande Rodari , in particolare la storia di quel signore che abitava a Laveno sul Lago Maggiore che si alza al mattino e scopre di non avere più il naso , che in effetti era scappato ,e lo rincorre, visto che il naso è diretto al pontile per imbarcasi sul traghetto. La novella si intitolava Il naso che scappava. Il questo Albo illustrato le parti del corpo che prendono vita sono i piedi che hanno  un’esistenza del tutto indipendente l’uno dall’altro e naturalmente contrapposte. A piede sinistro piace viaggiare a piede destro piaceva restare a casa sul divano, davanti al camino.

E’ un susseguirsi  di immagini , con un testo breve ma molto in armonia  con illustrazioni di Giacomo Modica che via via raccontano dei viaggi di piede sinistro e dei suoi incontri “sinistri”

C’è un’immanente domanda che aleggia in ogni pagina, e lo sviluppo narativo è intelligente e per nulla scontato con un finale davvero molto particolare e spiazzante nella sua semplicità. Consigliatissimo non vedo l’ora di animarlo, se siete curiosi sapete dove andare.